Nei giorni scorsi la classe 3E ha vissuto un’esperienza significativa presso la casa di riposo “Casa Provvidenza”, dove gli alunni hanno avuto l’opportunità di raccogliere le testimonianze di alcune ospiti che hanno vissuto in prima persona il periodo del fascismo e della Seconda Guerra Mondiale.
L’incontro si inserisce all’interno del percorso di educazione alla storia e alla cittadinanza, con l’obiettivo di avvicinare gli studenti alla memoria viva degli eventi studiati in classe. Attraverso il dialogo diretto con le anziane ospiti, i ragazzi hanno potuto ascoltare racconti autentici, ricchi di emozioni e di significato, che hanno reso concreto e profondamente umano ciò che spesso viene affrontato solo sui libri.
A seguire, proponiamo il racconto dell’esperienza scritto da due alunni della classe, che restituisce con autenticità le emozioni vissute durante l’incontro.
"Nei giorni scorsi la nostra classe si è recata alla casa di riposo “Casa Provvidenza” per
partecipare a una raccolta di testimonianze di alcune ospiti che hanno vissuto il periodo del
fascismo e della Seconda Guerra Mondiale.
Inizialmente noi due siamo stati in compagnia di Maria, una signora molto anziana che
faceva fatica a parlare.
E’ nata ad Arcugnano, ma poi ha sempre vissuto a Vicenza.
Durante l’intervista si è aggiunta anche Antonietta, un’altra signora che è riuscita a darci più
informazioni e descrizioni.
E’ nata a Verona e anche lei poi si è trasferita a Vicenza.
Entrambe le signore hanno avuto due figli.
Abbiamo ascoltato con attenzione i racconti delle nostre “nonne”, che hanno parlato delle
loro esperienze personali durante il periodo del fascismo.
Sentire le loro parole è stato molto diverso dal leggere un libro di storia, perchè ci siamo
trovati davanti persone che hanno vissuto davvero quei momenti di paura, sofferenza e
tristezza.
La loro testimonianza è anche il bisogno di non dimenticare i torti subiti.
Ascoltando le loro voci abbiamo ricordato chi ha sofferto e abbiamo imparato insegnamenti
preziosi sulla pace e sulla libertà.
Antonietta ha ricordato con precisione che l’abbigliamento scolastico a quel tempo era un
segno distintivo: i giovani, infatti, dovevano indossare una divisa colorata di nero.
Ii maschi dovevano portare un nastro blu, mentre le ragazze uno rosa, che li identificava
come membri delle organizzazioni giovanili del regime, come i Balilla.
Maria ci ha raccontato che suo padre fu chiamato a partire per il fronte.
Purtroppo non tornò, morendo durante il conflitto.
Questo costrinse la madre ad andare a lavorare per sostenere la famiglia e per mantenere i
figli.
Un ricordo molto triste riguarda l’ultima fotografia scattata con tutta la famiglia riunita, che
rimane l’unico ricordo visivo con il padre scomparso.
Antonietta ci ha spiegato che in questo clima clima difficile, la religione era un rifugio
importante.
La sua famiglia andava spesso in chiesa per pregare e sperare nel ritorno dei propri cari o
per trovare conforto.
Un aspetto molto pauroso del conflitto erano le incursioni aeree.
Nonna Antonietta, infatti, ha ricordato con timore l’aereo Pippo che sorvolava i centri abitati e
creava il panico e il terrore tra la popolazione.
La minaccia delle bombe spingeva le persone a cercare rifugio fuori dalle proprie case, per
evitare di morire sotto i crolli.
Antonietta ha raccontato che i suoi due fratelli maschi furono catturati e trasferiti nei campi
di concentramento, ma fortunatamente sono riusciti a scappare e salvarsi, cercando dei
rifugi, nascondendosi in gallerie, grotte e luoghi bui.
Alcuni racconti ci hanno fatto capire quanto fosse dura la vita e quanto fosse importante
aiutarsi a vicenda.
Ci sono stati dei momenti di commozione in cui noi siamo rimasti in silenzio con rispetto.
Questo incontro è stato un momento importante perché ci ha fatto capire che la storia non è
fatta solo di date e battaglie, ma di persone vere, con sentimenti, paure e ricordi che
rimarranno per tutta la vita.
Questa esperienza ci ha colpito molto.
Abbiamo provato tristezza pensando ai bambini che durante la guerra non potevano vivere
serenamente, ma anche ammirazione per il coraggio delle persone che hanno affrontato
quegli anni difficili.
Abbiamo riflettuto sul valore della pace e su quanto ancora dobbiamo lavorare per fare in
modo che le guerre, che ancora oggi ci sono nel mondo, finiscano.
Crediamo che ascoltare gli anziani sia molto importante, perché con i loro racconti possiamo
capire il passato e imparare dagli errori.
Queste attività organizzate dalla scuola aiutano noi ragazzi ad avere più rispetto verso le
persone anziane che sono la nostra memoria storica.
La visita alla “Casa Provvidenza” è stata, quindi, importante sotto il punto di vista scolastico,
ma soprattutto da quello umano.
Ci ha insegnato il valore dell’ascolto, del dialogo tra generazioni e l’importanza di non
dimenticare quello che è successo durante il fascismo."
da Segreteria
del mercoledì, 27 maggio 2026